Tuesday, 16 Oct 2018
Monumenti

Operà moderna di Parigi (Bastille)

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Operà Bastille (moderna)

 

L’Opéra Bastille è il secondo teatro dell’Opéra national de Paris, insieme al Palais Garnier che dal 1990 ospita prevalentemente spettacoli di danza e opere barocche. Costata una somma equivalente a 500 milioni di euro attuali, è stata inaugurata con un concerto diretto da Georges Prêtre il 13 luglio del 1989, ma la sua prima stagione operistica si è aperta il 17 marzo 1990 con Les Troyens di Hector Berlioz. Dopo la sua elezione a presidente della Repubblica francese nel maggio 1981, François Mitterrand decise che era venuto il momento di dotare Parigi di un nuovo teatro dell’opera, destinato ad accogliere un vasto numero di spettatori e a offrire delle condizioni di visibilità molto più soddisfacenti rispetto a quelle del sontuoso ma poco funzionale Palais Garnier. Come area venne prescelto un terreno a Place de la Bastille, nel XII arrondissement, in gran parte occupato da una stazione ferroviaria dismessa, da un vecchio cinema e da una stazione di servizio destinati ad essere demoliti. Trattandosi di una vasta area a forma di pianoforte a coda, era inevitabile che l’inserimento di un edificio di dimensioni così enormi avrebbe presentato complicazioni di ogni sorta.

Nel 1983 fu indetto un concorso internazionale, in cui furono presentati 756 progetti. A rendere la partita ancora più difficoltosa, contribuirono le pesanti condizioni imposte ai progettisti. La giuria selezionò sei schizzi, che furono sottoposti a Mitterrand in settembre. Questi ne scelse tre, senza che se ne conoscessero gli autori. Una volta tolto l’anonimato, si scoprì che i tre disegni erano stati presentati da architetti stranieri, sconosciuti e poco più che trentenni: rispettivamente, Carlos Ott, il franco-rumeno Munteanu e Rocco S.K.Yim di Hong Kong. Fu quindi organizzata una seconda selezione in novembre, nel corso della quale si scatenò una lotta dietro le quinte. Da parte di alcuni, si premeva affinché si recuperasse uno dei tre progetti eliminati. Di questi, il più riuscito era certamente quello di Christian de Portzamparc, scartato solo perché prevedeva un allineamento sulla rue de Charenton non conforme alle prescrizioni del concorso. Altri, invece, decantavano le virtù del progetto di un’équipe di architetti francesi di origini rumene che, pur essendo entrato nella terna vincitrice, avrebbe comportato un vero e proprio sconvolgimento urbanistico della zona della Bastille.

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Per uscire dall’impasse, Mitterrand optò per la soluzione che, almeno sulla carta, sembrava meno dirompente dal punto di vista dell’inserimento ambientale. Fu così che fu prescelto il progetto di Carlos Ott, un uruguaiano trentasettenne a quell’epoca attivo soprattutto in Canada. Il presidente avrà a pentirsi di questa scelta, e infatti il 14 aprile 1995, in occasione di una lunga intervista televisiva, dirà di rimpiangere di non aver optato per Portzamparc. Quest’ultimo, che in seguito definirà “une catastrophe” l’Opéra-Bastille, si prenderà la sua rivincita vincendo il concorso per la Cité de la Musique. I risultati del concorso scatenarono polemiche a non finire. Il quotidiano della sera Le Monde titolò La Bastille sans gènie (la Bastiglia senza talento). Si disse addirittura che in settembre il progetto di Ott fosse stato inserito nella sestina da sottoporre a Mitterrand, solo perché a qualche giurato era parso d’individuare in quegli schizzi la mano di Richard Meier. Lo spaesato Ott fu immediatamente fatto oggetto di pressioni assillanti affinché rimettesse le mani sui suoi disegni, soprattutto per migliorarne l’estetica. Ma gli effetti furono controproducenti, perché Ott si chiuse a riccio e, almeno per quel che riguarda l’aspetto esterno dell’edificio, non modificò di un millimetro il progetto iniziale. Anzi, l’architetto sudamericano ebbe a dichiarare alla stampa specialistica di aver puntato esclusivamente sulla funzionalità del nuovo edificio, sacrificando l’estetica.

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